| La Marsupio Terapia | |
| di Sandra Lazzari | |
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Il linguaggio degli amanti
“Con il neonato bisogna parlare il suo linguaggio. Il linguaggio del paradiso perduto. Occorre parlare d’amore. Per farsi capire dal neonato bisogna parlare il linguaggio degli amanti. E cosa dicono gli amanti? Non si parlano: si toccano. Rifanno la notte attorno a sé. La notte degli altri sensi. Per non essere altro che tatto”.
Il contatto e la stimolazione tattile, rappresentano forti mezzi di comunicazione non verbale, rivestendo un importante ruolo nello sviluppo del neonato (in particolar modo del pretermine) sia a livello sensitivo-motorio sia a livello psico-affettivo. La Marsupio-Terapia è una tecnica particolare di intervento basato sulla promozione del contatto precoce tra madre e neonato che si inserisce come “anello mancante” tra la brusca interruzione delle sensazioni provate nella vita intrauterina e la vita extrauterina.La Marsupio-Terapia rappresente il tentativo di instaurare un “canale comunicativo” tra madre e neonato, canale che è al di sopra dei contesti comunicativi classici, al di là del verbale. Il contatto è vera comunicazione.
Origini della Marsupio-Terapia e sua applicazione.
“Il corpo ha una memoria e ogni stimolo rimane profondamente inscritto. Mancare da un punto di vista tattile ed emozionale equivale a privare il neonato di un bisogno vitale”. Castets, B. Rousseau, I. 1993
La prima esperienza di Marsupio-Terapia, definita anche KANGAROO BABY CARE venne effettuata nel 1979 da due pediatri – il prof. Rey e il prof. Martinez dell’Istituto Materno Infantile di Bogotà – come programma di assistenza extraospedaliero. L’alta natalità, l’impossibilità di adottare moderne tecnologie per l’assistenza perinatale, quindi un’alta mortalità, costrinse i due pediatri ad affidare i neonati, anche se di peso molto basso, senza gravi patologie in atto, alle madri. Esse venivano dimesse poche ore dopo il parto, portando il neonato a casa posto tra i seni materni in posizione verticale, in una sorta di marsupio realizzato con le vesti. Tale metodo è comune e tradizionale tra le donne africane, le quali tengono il loro bambino giorno e notte, alternativamente in posizione verticale o prona sul loro petto, alimentandolo “a richiesta”, interpretando così il suo stato di sazietà. In caso di impossibilità materna, un’altra donna della famiglia può svolgere la stessa funzione assicurando al bambino un microclima perfetto, riducendo infezioni, problemi digestivi e mortalità perinatale. Questo metodo iniziò ad essere introdotto nei Centri di Neonatologia di altri paesi per favorire il contatto tra genitori e neonati costretti ad un lungo ricovero.
Nelle nostre realtà ospedaliere, il metodo consiste nel porre il neonato nudo, in posizione verticale o semiverticale, a contatto pelle-pelle tra i seni materni, all’interno di un “marsupio” formato con gli indumenti della madre. In tal modo madre e neonato possono sperimentare la ricchezza di un contatto più intimo mentre il microclima di calore e umidità che si viene a creare, protegge il piccolo dal rischio dello stress da freddo e in qualche modo riproduce l’esperienza delle vita in utero.
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