| La Musico Terapia | |
| prof.ssa Simona Agostini | |
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LA MUSICOTERAPIA IN TERAPIA INTENSIVA NEONATALE
Dal momento in cui la cellula uovo è fecondata, l’embrione viene a contatto continuo con suoni di genere vario, a partire dalle pulsazioni cardiache a tutta la serie dei suoni esterni. Il connubio essere umano-sonorità ha quindi radici profonde. Il nostro corpo, può essere considerato uno strumento musicale, il primo strumento musicale. Esso vibra, producendo delle proprie vibrazioni create dal contatto empatico con un’altra risonanza acustica la cui frequenza coincide con un proprio periodo naturale di vibrazione. Motivo per cui ad ogni età l’individuo resta sensibile all’azione della musica. Linguaggio universale e non verbale, sicuramente non indispensabile in quanto linguaggio, eppure indivisibilmente legata ad ogni cultura ed epoca umana che, lavorando sull’inconscio, a cui la volontà dell’individuo non si può opporre, può in esso suscitare le reazioni fisiche più diverse, positive o negative che siano. Sunti questi che stanno alla base del lavoro di musicoterapia, disciplina antichissima, proposto all’interno del reparto di Terapia Intensiva Neonatale di Rimini, ma che hanno come radici le teorie della musicoterapia polivalente della L.U.ME.N.A. (Libera Università Medicine Naturali ed Artiterapie) di Pescara. La musica, intesa come arte, forse l’unica proponibile al prematuro, interviene sul mondo interno dell’essere umano a livello di simbolismi archetipici, riferendosi al pensiero junghiano ed alla psicologia della Gestalt. Gli elementi che costituiscono ogni partitura musicale, possono essere analizzati secondo i principi dell’analisi geometrica della musica, modalità innovativa ed esclusiva della musicoterapia polivalente elaborata dal Dott. Trippetti e dalla Dott.ssa Viani. L’arte è un potente filtro tra mondo inconscio e coscienza, funge da traduttore e veicola informazioni che nessun altro linguaggio digitale riuscirebbe a fare. In particolare il femminile ed il maschile, o meglio il paterno ed il materno, sono elementi ampiamente rappresentati in musica, ed una volta riusciti ad identificare ed isolare le caratteristiche musicali che ben li rappresentano simbolicamente, è stato possibile poi realizzare dei test psicomusicali e produrre o selezionare composizioni, al fine di individuare e rappresentare materno e paterno, proposti poi come riequilibranti emotivi in quei soggetti in cui una delle due dimensioni, di Anima ed Animus come li definiva Jung, fosse particolarmente carente. Presupposti questi, che hanno scaturito il lavoro pensato per la dimensione neonatale in cui si trova il neonato pretermine, particolarissimo momento nel quale l’essere umano è predisposto ad una comunicazione simbolica, preverbale, andando così a “ricostruire” la sua personale dimensione sonora. In tal modo la musica, con lei la musicoterapia, rappresenta quel caratteristico mezzo di congiunzione atto a sostenere e facilitare la relazione genitori figlio o, nel caso di parti gemellari (molto comuni in questi ambienti) genitori-figli.
Prof.ssa Simona Agostini
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